Transizione 5.0: in quale anno va inserito il credito nella dichiarazione?

Ora che la stagione delle dichiarazioni 2026 è entrata nel vivo, molte imprese che hanno ottenuto il bonus Transizione 5.0 si trovano davanti a una domanda concreta: a quale anno collegare l’incentivo. Il tema riguarda soprattutto chi ha completato gli acquisti in un anno ma ha ricevuto il via libera solo in quello successivo. Su questo punto è arrivato un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, che ha fissato una regola valida per tutti.

Il riferimento è la risposta del GSE

Ciò che segna l’anno non è la chiusura degli investimenti né l’invio delle pratiche, ma il momento in cui il GSE comunica all’azienda l’importo del bonus realmente utilizzabile. È quella comunicazione a stabilire in quale anno l’incentivo va indicato.

Sembra un dettaglio formale, ma incide in modo diretto: individuare l’anno giusto è il primo passo per gestire il beneficio senza intoppi ed evitare errori in fase di compilazione.

Occhio allo scarto tra acquisto e via libera

Il caso più frequente è proprio questo scollamento di tempi: investimenti chiusi in un anno e risposta del GSE che arriva in quello dopo. In pratica:

  • se la risposta del GSE arriva entro il 2025, il bonus va nella dichiarazione presentata nel 2026 (e riferita al 2025);
  • se arriva nel 2026, va nella dichiarazione presentata nel 2027 (e riferita al 2026).

Quindi un acquisto completato nel 2025 ma confermato dal GSE solo nel 2026 finisce nella dichiarazione che riguarda il 2026.

Non è l’unico caso, ma non vale per tutto

La stessa logica si applica anche al cosiddetto bonus esodati, che segue lo stesso criterio legato alla comunicazione.

Discorso diverso, invece, per l’iperammortamento 2026: lì non si tratta di un bonus da utilizzare in compensazione, ma di un vantaggio fiscale di tipo diverso, che segue regole proprie. È bene non confondere i due meccanismi.

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