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Riforma del Fondo di Garanzia: siamo alle battute finali

L’emendamento al decreto anticipi, depositato in commissione Bilancio al Senato, stabilisce nuove regole per il Fondo.

Il governo italiano ha adottato una riforma temporanea, valida solo per il 2024, per il Fondo di garanzia per le PMI, in risposta alla fine del regime speciale dell’Unione Europea sulle garanzie.

A partire dal 1° gennaio 2024, le nuove regole prevedono un importo massimo garantito di 5 milioni di euro per singola impresa, confermando il tetto già in vigore durante il regime temporaneo sugli aiuti di Stato. Tuttavia, ci sono alcuni cambiamenti significativi. Le imprese nella fascia 5 del merito di credito, considerate le più rischiose, non potranno più accedere al Fondo. Inoltre, la percentuale di copertura diminuirà per le imprese nelle fasce 1 e 2 (da 60% a 55%) e nelle fasce 3 e 4 (da 80% a 60%). Tuttavia, per finanziamenti bancari finalizzati a investimenti e per le startup, la copertura sarà aumentata all’80%.

Le operazioni di importo ridotto, il microcredito e le operazioni dei Confidi in controgaranzia avranno una copertura fino all’80%. Per le operazioni di importo ridotto, cioè fino a 40mila euro, per il microcredito e per le operazioni dei Confidi in controgaranzia fino a 80mila euro, il modello di valutazione del Fondo si applicherà solo ai fini della gestione e presidio dei rischi. Per le operazioni che riguardano investimenti nel capitale di rischio delle imprese beneficiarie, la copertura sarà del 50%, e scompare il precedente 90% concesso per investimenti finalizzati alla transizione energetica.

Una riforma significativa riguarda anche l’accesso al Fondo da parte del Terzo settore. Gli enti iscritti al Registro unico e al repertorio del Registro delle imprese avranno accesso al Fondo per operazioni fino a 60mila euro, entro il 5% della dotazione finanziaria annua del Fondo. Anche gli enti del Terzo settore non iscritti e gli enti religiosi civilmente riconosciuti avranno accesso tramite una sezione speciale.

La riforma prevede il ritorno delle small mid cap (imprese non PMI con fino a 499 dipendenti) sotto l’ombrello del Fondo, con una copertura del 30% per la liquidità e del 40% per investimenti e startup, fino al 15% della dotazione.

La commissione per il mancato perfezionamento delle operazioni di finanziamento sarà applicata solo a chi richiede la garanzia diretta, e ci saranno costi solo per le small mid cap, con una commissione del 1,25% dell’importo garantito. Non ci saranno costi per le microimprese.

La riforma ha un costo di 2,9 miliardi, coperti da risorse residue, minori accantonamenti e risorse recuperate dalla cancellazione di due misure precedenti. Il consiglio di gestione del Fondo sarà composto solo da rappresentanti dei ministeri e delle Regioni, mentre un nuovo Comitato consultivo includerà rappresentanti delle associazioni imprenditoriali.

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