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Rapporto Innovazione Italia 2021: un Paese a due velocità

L’80% delle imprese è indietro sul digitale, mentre è più elevata la propensione a investimenti in macchinari e attrezzature.

Poco più della metà delle imprese italiane (53%) sono innovatrici, con un’intensità molto elevata nell’utilizzo della leva degli investimenti in macchinari e attrezzature. Per contro vi è un ricorso più limitato alle diverse tipologie di asset intangibili: ricerca e sviluppo, software e licenze per l’analisi dei dati, rinnovamento delle competenze dei lavoratori.

È il risultato che emerge dal Rapporto Innovazione Italia 2021 di Assoconsult, l’associazione delle imprese della consulenza strategica e di management, curato dal Centro Studi Confindustria con il supporto di Istat. L’Italia presenta una propensione molto più elevata della media europea all’investimento in macchinari e attrezzature, collocandosi persino davanti alla Germania. Si parla di un 6,7% del valore aggiunto, contro il 5,3% della Germania, il 4,5% della Francia e il 2,7% del Regno Unito.

Risulta invece essere ancora limitata, seppure in crescita nel tempo, la propensione ad investire in R&S e in software e banche dati. Nel dettaglio, in R&S è stato dell’1,9% in Italia (stabile negli ultimi quattro anni) contro il 2,9% della Francia, il 3,3% della Germania e l’1,5% del Regno Unito. Quello in software e banche dati è stato pari all’1,9% in Italia, contro il 4,5% della Francia, il 2,2% del Regno Unito e lo 0,9% della Germania.

La crisi economica dell’ultimo biennio è solo la più recente di numerose sfide che le aziende italiane si sono trovate ad affrontare negli ultimi 15 anni. Il susseguirsi dei numerosi ostacoli ha però anche portato molte imprese a intraprendere importanti programmi di innovazione e trasformazione.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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