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Il nuovo piano Transizione 5.0 basato sull’iperammortamento ha raccolto quasi 15.000 domande tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026, per circa 4,75 miliardi di euro di investimenti comunicati al GSE. Il 98% delle richieste riguarda beni materiali per la digitalizzazione dei processi produttivi, mentre software e impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile rappresentano ancora una quota marginale.
Cosa sta succedendo: in due mesi le imprese hanno presentato quasi 15.000 domande per investimenti vicini ai 5 miliardi di euro.
Quali investimenti prevalgono: circa il 98% riguarda beni strumentali materiali 4.0; software e investimenti per l’autoproduzione di energia rinnovabile si fermano complessivamente intorno al 2%.
Cosa potrebbe accadere: il ritmo delle richieste, superiore alle attese, potrebbe portare il Governo a valutare un rifinanziamento della misura con la prossima Legge di Bilancio.
Tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026, gli investimenti comunicati al GSE hanno raggiunto circa 4,75 miliardi di euro. Di questi, 2,27 miliardi riguardano progetti già confermati dalle imprese con il versamento di un acconto di almeno il 20%. La parte restante si trova ancora nella fase di comunicazione preventiva.
Anche le tempistiche previste dalle aziende sono particolarmente concentrate: circa il 78% degli investimenti dovrebbe essere completato entro il 2026.
L’iperammortamento è un incentivo fiscale che consente alle imprese di maggiorare il costo dei beni agevolabili ai fini fiscali. Il beneficio viene quindi utilizzato attraverso maggiori deduzioni distribuite negli anni di ammortamento e non attraverso un plafond destinato a esaurirsi immediatamente.
La distribuzione delle richieste mostra una netta prevalenza degli investimenti in beni materiali destinati alla digitalizzazione dei processi produttivi, che rappresentano circa il 98% del totale.
Il restante 2% è riconducibile a software e impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. I primi dati evidenziano quindi come la partenza dell’iperammortamento sia sostenuta quasi interamente dai tradizionali investimenti in beni strumentali materiali 4.0.
La componente energetica e alcune tecnologie digitali innovative mantengono invece, almeno in questa prima fase, un peso molto più contenuto.
La Legge di Bilancio ha previsto circa 9,8 miliardi di euro di coperture pubbliche fino al 2035, ipotizzando complessivamente circa 30 miliardi di euro di investimenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Rapportando le richieste già presentate alle coperture previste, i 4,75 miliardi di investimenti comunicati nei primi due mesi corrisponderebbero a circa 1,5 miliardi di euro di risorse pubbliche assorbite.
Quasi 5 miliardi di investimenti in due mesi indicano un ritmo delle richieste superiore alle attese. Il dato assume particolare rilievo se confrontato con i circa 30 miliardi di investimenti complessivi ipotizzati sull’intero periodo di applicazione della misura.
La forte concentrazione delle richieste sui beni materiali evidenzia inoltre una dinamica precisa: in questa prima fase le imprese stanno utilizzando l’iperammortamento soprattutto per accelerare gli investimenti produttivi 4.0, mentre software e autoproduzione energetica rimangono ancora in secondo piano.
L’andamento potrebbe portare il Governo a valutare un rifinanziamento dell’iperammortamento con la prossima Legge di Bilancio. Il ministro Urso ha già dichiarato che, qualora fosse necessario, le risorse potranno essere aumentate.
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Tra il 12 giugno e il 13 agosto 2026 sono state presentate al GSE quasi 15.000 domande, relative a circa 4,75 miliardi di euro di investimenti.
Circa 2,27 miliardi di euro riguardano progetti per i quali le imprese hanno già confermato l’investimento versando un acconto di almeno il 20%.
Circa il 98% degli investimenti riguarda beni materiali destinati alla digitalizzazione dei processi produttivi. Software e impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile rappresentano complessivamente circa il 2%.
Il ritmo delle richieste potrebbe portare il Governo a valutare un rifinanziamento della misura con la prossima Legge di Bilancio. Il ministro Urso ha dichiarato che le risorse potranno essere incrementate, se necessario.
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