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Crisi militare e caro energia: l’Unione Europea dà il via libera agli aiuti

Previsti ristori e sovvenzioni dirette fino a 400.000 euro per le imprese più penalizzate.

In uno scenario nel quale le imprese europee si stavano faticosamente lasciando alle spalle la crisi economica innescata dalla pandemia, grazie soprattutto agli ingenti aiuti messi in campo da Next Generation EU, ha fatto irruzione un elemento destabilizzante che nessuno aveva previsto nella sua gravità e nelle sue proporzioni: la crisi militare in Ucraina.

Un evento infausto in primis dal punto di vista umanitario, e che è quasi certamente destinato a ridisegnare gli equilibri geopolitici del vecchio continente e non solo; ma un evento che ha, e avrà, profonde conseguenze dal punto di vista economico, su vari livelli: dal tema dell’approvvigionamento delle fonti energetiche, agli scambi commerciali che potrebbero vedere l’entrata in scena di un attore, la Cina, finora spettatore della crisi ma che potrebbe sostituire l’Europa come partner commerciale privilegiato della Russia e delle sue materie prime.

Un evento di fronte al quale l’Unione Europea ha ritenuto opportuno rispondere con misure ulteriori rispetto a quelle già attivate per uscire dalla crisi-Covid.

Lo aveva anticipato in precedenza il Commissario alla Concorrenza e Vicepresidente UE, Margrethe Vestager, che il 23 marzo ha esplicitato le misure che potranno essere attuate.

La Commissione ha quindi adottato un quadro temporaneo di crisi per consentire ai Governi degli Stati membri della UE di sfruttare la flessibilità delle norme sugli aiuti di Stato e sostenere l’economia nel difficile contesto congiunturale, scenario che – come già detto – ha inasprito le tensioni sui mercati finanziari, inciso negativamente su inflazione e caro energia, prodotto effetti collaterali in tema di scambi commerciali internazionali, anche a causa delle sanzioni inflitte alla Russia.

In particolare, gli Stati membri potranno concedere:

  • sovvenzioni dirette fino a 35.000 euro alle imprese in crisi nei settori agricoltura, pesca e acquacoltura e fino a 400.000 euro per ciascuna impresa a quelle colpite dalla crisi e attive in tutti i settori, senza necessità di collegamento all’aumento dei prezzi dell’energia;
  • prestiti agevolati e garanzie statali sui prestiti bancari, per assicurare liquidità e credito alle imprese:
  • garanzie statali o regimi di garanzia a sostegno dei prestiti bancari contratti dalle imprese, con premi agevolati (tasso ridotto per i premi annuali applicati ai nuovi prestiti delle PMI e delle altre imprese);
  • prestiti pubblici e privati alle imprese con tassi d’interesse agevolati (tasso d’interesse pari ad almeno il tasso di base privo di rischio maggiorato dei premi specifici per il rischio di credito);
  • aiuti per compensare il caro energia a tutte le imprese, con particolare riferimento a quelle a forte consumo energetico: il sostegno, anche in forma di sovvenzioni dirette, non può superare il 30% dei costi ammissibili fino a un massimo di 2 milioni per beneficiario; quando, inoltre, l’impresa subisce perdite di esercizio possono essere necessari ulteriori aiuti per garantire il proseguimento dell’attività (a tale scopo gli Stati membri possono concedere aiuti fino a 25 milioni per utenti a forte consumo di energia e fino a 50 milioni per le imprese attive in settori come la produzione di alluminio e altri metalli, fibre di vetro, pasta di legno, fertilizzanti o idrogeno e molti prodotti chimici di base).

Questo quadro temporaneo di crisi sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, salvo che – in base all’evolversi della situazione nei prossimi mesi – si decida di prorogarlo.

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