In arrivo lo stop al vincolo “Made in EU”: cambierà tutto per l’iperammortamento

Il 12 marzo 2026 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso un comunicato con cui annuncia l’imminente intervento legislativo volto a eliminare il vincolo territoriale “Made in EU” previsto per i beni agevolabili con il nuovo iperammortamento introdotto dalla legge di bilancio 2026.

La rimozione di questa clausola dovrebbe sbloccare il principale ostacolo che ha finora impedito la pubblicazione del decreto attuativo, fermo da oltre due mesi presso il ministero. Restano invece invariati i requisiti tecnici già previsti per accedere all’agevolazione, tra cui interconnessione dei beni, perizia asseverata e comunicazioni al GSE.

La scelta di annunciare la modifica tramite comunicato è legata allo slittamento del Decreto Fiscale rispetto al Consiglio dei Ministri del 10 marzo. Con questa comunicazione il Governo ha voluto fornire alle imprese un’indicazione chiara sulla direzione normativa, permettendo di riprendere la pianificazione degli investimenti collegati alla Transizione 5.0.

Quale problema aveva creato il requisito di origine europea dei beni?

La Legge di Bilancio 2026 h reintrodotto il sistema di iperammortamento sugli investimenti in beni strumentali digitali e interconnessi, sostituendo i precedenti crediti d’imposta legati ai programmi Transizione 4.0 e 5.0. L’incentivo prevede maggiorazioni fino al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Durante l’iter parlamentare era però stato inserito il requisito che i beni agevolabili fossero prodotti in un Paese dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo. Questa clausola ha generato difficoltà per molte imprese che acquistano tecnologie o macchinari da fornitori extra-UE.

Perché il decreto attuativo è rimasto bloccato?

Per i beni materiali la norma faceva riferimento ai criteri del Codice doganale dell’Unione sull’ultima trasformazione sostanziale, mentre per i beni immateriali – come software e piattaforme digitali – richiedeva che almeno il 50% delle attività di sviluppo fosse riconducibile a soggetti operanti nell’UE o nello SEE. L’assenza di parametri tecnici chiari rendeva questa condizione difficilmente applicabile, soprattutto per tecnologie diffuse sul mercato internazionale, come molte piattaforme di intelligenza artificiale sviluppate negli Stati Uniti. Di conseguenza il decreto attuativo predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e trasmesso al MEF a gennaio 2026 è rimasto senza firma.

Cosa cambia ora per le imprese che vogliono investire?

Il comunicato del MEF non ha valore normativo e non modifica direttamente la legge di bilancio, ma rappresenta un segnale chiaro sull’intenzione del Governo di eliminare il vincolo territoriale. Questo orientamento consente alle imprese che avevano sospeso trattative con fornitori extra-UE di riprendere la pianificazione degli investimenti in macchinari, software e tecnologie digitali. Rimane comunque necessario completare l’iter del decreto attuativo, che dovrà essere firmato dal ministero, registrato dalla Corte dei Conti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Come funzionerà il nuovo iperammortamento e quali altri interventi sono previsti?

L’agevolazione riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e prevede una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi ai fini delle quote di ammortamento o dei canoni di leasing deducibili da IRES e IRPEF. La misura amplia il perimetro delle tecnologie ammissibili includendo beni materiali e immateriali 4.0 evoluti, soluzioni digitali avanzate per automazione e controllo dei processi e tecnologie legate ai modelli di fabbrica intelligente e sostenibile.

Siamo pronti ad affiancare la tua impresa nella pianificazione strategica degli investimenti. Contattaci per valutare insieme i prossimi passi e trasformare l’iperammortamento in un vantaggio concreto per la crescita della tua azienda.

Leggi le ultime news