Domanda di macchinari: siamo quasi ai livelli pre-covid

Non ancora ai livelli pre-Covid ma quasi. Con un recupero stimato di 4,6 miliardi, l’11,1%, l’industria italiana dei beni strumentali si mette in rotta per superare in tempi rapidi l’emergenza legata alla pandemia. Crisi che all’area dei costruttori di beni strumentali (più di 5mila imprese e oltre 200mila addetti) è costata nel 2020 il 14,1% dei ricavi, con il risultato di abbattere il valore globale del comparto a 41,4 miliardi, livelli che non si vedevano dal 2015.
Frenata su cui ha pesato sia la forte riduzione dell’export, sceso a 28 miliardi di euro, il 14% in meno rispetto all’anno precedente, sia il calo delle consegne dei costruttori sul mercato interno, ridottesi del 15% a 14 miliardi.

Pesante anche la riduzione del consumo, che ha solo sfiorato i 21 miliardi di euro, rispetto ai 26 miliardi registrati nel 2019 (-18%), a fronte del numero delle imprese e degli occupati che è rimasto invariato.

Esito, quest’ultimo, di una crisi che a conti fatti si è rivelata meno pesante del previsto: ad aprile 2020, nel pieno della prima ondata di pandemia, un’indagine tra gli associati di Federmacchine, la federazione di categoria, aveva infatti rilevato una stima di calo di fatturato del 27%, il doppio di quanto effettivamente accaduto.

Con riferimento al 2021, i primi dati confermano una situazione di generale e costante miglioramento. Le esportazioni di macchinari italiani nel periodo gennaio-marzo sono cresciute del 6,8% e un progresso analogo è visibile negli impianti importati, a dimostrazione della ripresa di attività anche sul mercato interno. Trend che proseguirà rafforzandosi, a giudicare dalle stime formulate dalle singole associazioni di categoria: tutti gli indicatori economici cresceranno in modo sostenuto, incremento che non sarà sufficiente a recuperare il terreno perso nel 2020 ma che permetterà di ridurre il gap con i risultati pre-pandemici.

Incentivi da rilanciare e stabilizzare, secondo Confindustria, che auspica anche per questa via un maggiore coinvolgimento delle Pmi, in molti casi ancora al margine della trasformazione digitale. Anche per questo, Confindustria rilancia il tema del sostegno alla liquidità. La proposta è quella di introdurre la possibilità di cessione del credito d’imposta sui beni strumentali 4.0, idea accettata dal Governo ma poi bloccata da Ragioneria dello Stato ed Eurostat.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

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